domenica 11 marzo 2012

POSSO TORNARE A CASA MESSO COSÍ?







Pe Paolo Cugini

Giuro che non l’ho fato apposta, per provocare. È venuto cosí, senza cercarlo, senza doppi fini. Sono giunto sul posto della messa e ho aperto lo zainetto dove metto gli indumenti e gli oggetti della messa. Ho notato che non c’era il camice. Probabilmente la signora che lava gli indumenti della chiesa, ha pensato bene di aprire lo zainetto per vedere le condizioni in cui si trovava il camice e la stola viola del tempo di quaresima e ha pensato bene di lavare il tutto. Dal canto mio non ho provveduto a guardare dentro, per verificare se tutto era a posto prima di partire per tre giorni in una regione della parrocchia. Sono giunto cosí, sul punto della messa senza camice e stola viola, come la liturgia di quaresima esige, ma solo con una stola verde, tipica del tempo comune. Appena ho notato che non c’era il camice mi sono accorto che addosso avevo la maglia rossa di Che Guevara. Anche questo fatto non é voluto: era una delle ultime rimaste nell’armadio. A questo punto mi rimanevano due alternative: o tornare a casa (20 km) per prendere il camice e la stola viola, o celebrare messa cosí, normale, mettendomi la stola verde sulla maglia rossa di Che Guevara. E cosí é andata. Nessuno mi ha detto assolutamente nulla. Nessuno si é avvicinato per dirmi qualcosa né sul camice, nel sul colore della stola, né tanto meno sulla mia maglietta rossa di Che Guevara. É stato in questo momento che sono diventato triste, perché il mio pensiero é andato immediatamente all’Italia, al fatto che fra pochi mesi torneró in Italia definitivamente (ancora faccio fatica a crederci: vedremo). 

 Senza dubbio lí in Italaia non sarei passato inosservato e vari laici mi avrebbero criticato, richiamato, insultato. Certamente se fossero stati presenti sacerdoti e suore in un contesto simile sarei stato richiamato dalla curia, come minimo. E poi la gente si chiede perché noi missionari facciamo cosí fatica a tornare!

Perché le persone della comunitá di Taboa no mi hanno detto nulla? A questo inquietante interrogativo posso dare alcune risposte. La prima é che nelle comunitá di base il prete appare poche volte all’anno. Nella parrocchia di Ipirá, per esempio, formata da piú di 100 Comunitá di base, la gente vede il prete tre o quattro volte all’anno. Senza dubbio i lideres di comunitá incontrano spesso il sacerdote, sia negli incontri formativi, che in altri momenti. Per la maggior parte delle persone, peró, l’incontro con il sacerdote, nelle nostre parrocchie formate di molte comunitá, é un fatto non molto frequente. Forse é per questo che le persone non hanno tempo d’interessarsi molto dei vestiti e delle maglie del prete. Guardano e pensano ad altre cose.

Altro motivo. Per le persone presenti alla messa di sabato pomeriggio nella comunitá di Taboa l’importante é la celebrazione, la Parola di Dio, l’Eucarestia, il cantare e pregare assieme: il contorno non é molto importante. Abbiamo celebrato a casa di una signore di 94 anni che vive da sola e alla quale tutti vogliono molto bene. Me lo diceva il signor Dori dopo la messa: siamo venuti in tanti perche vogliamo molto bene alla signora Binha. Siccome la casa é molto piccola abbiamo deciso di celebrare fuori, come molto spesso succede, anche perché si sono presentate per la messa una quarantina di persone. Nessuno dei presenti arrivati aveva un volto triste, nostante la siccitá stia castigando questa terra. Per le persone delle comunitá di base partecipare alla messa mensile o bimensile é un piacere, una cosa bella e non un dovere o un precetto. Ci si trova non solo per pregare, ma anche per aggiornare la situazione, rivedere gli amici che da tempo non s’incontravano. Dopo la messa, infatti, c’é sempre il classico cafezinho con un pezzo di torta o biscotti. La messa che celebro nelle comunitá di base é sempre avvolta da molta umanitá, dando cosí sapore e significato alla stessa celebrazione. In 13 anni di Brasile non ho mai celebrato una messa senza che ci fosse qualcuno a cantare. Anche nella piú piccola CEB (Comunitá Ecclesiale di Base), c’é sempre chi prepara la messa o la celebrazione.

Ben diverso é il quadro in Italia. Il prete é sempre presente nella parrocchia, formata da un’unica comunitá. Forse é per questo che si ha il tempo di osservare i suoi abiti liturgici e non. Oltre a ció é significativo anche il modo di celebrare la liturgia. Quante messe domenicali (?) ho celebrato senza che nessuno cantasse? Quante volte nella fatidica messa delle 11,30 nessuno si presentava a leggere? Importante é che ci sia il prete con il camice e con la stola giusta: il resto non c’entra. Se nessuno canta o se si recitano il gloria e l’alleluia inveve di cantarli (cosa che non é mai successo nella mia esperienza brasiliana!) nessuno dice nulla; se il prete si presentasse senza camice, con la semplice stola sulla maglietta sarebbe l’argomento prediletto per settimane! E se poi questa maglietta fosse rossa con l’immagine di Che Guevara stamapata sopra: apriti cielo!

Sono contraddizioni. Mi chiedo dove stia il senso di tutto questo ‘malessere’ religioso. Che cos’ é successo per cadere in un formalismo cosí pietoso, sterile e ipocrita? Perché siamo arrivati al punto da non farci ribrezzo una messa domenicale senza vita? O peggio: perché nonostante tutto, la gente continua a frequentare questi riti funebri che sono diventate le messe della domenica, in molte chiese italiane?

Io continueró, finché potró, a celebrare le messe nelle comunitá di Base, per trovare ispirazione e forza a celebrare anche nella mia amata terra. Nella speranza di essere accolto (spero bene).

mercoledì 22 febbraio 2012

VISITA AL CARMELO








PREPARANDO LA QUARESIMA NEL CARMELO

Dal 20 al 22 de febbraio ho trascorso tre giorni di ritiro spirituale personale nel Carmelo di Bonfim, a 200 kilometri circa da Pintadas. Da molti anni mi sono abituato a preparare la quaresima con alcuni giorni di deserto e preghiera. “Venite qui in un luogo deserto e riposatevi un poco” Mc 6,31. Stare un pó con il Signore, ascoltarlo e lasciare que mi consoli con il suo sguardo: é questo che ho fatto in questi giorni. Le suore del Carmelo avevono organizzato per questi giorni l’adorazione continua: che bello stare alla presenza del Signore, lasciarmi amare, guardarlo, lasciare che il tempo passi alla sua presenza. É ai piedi del Signore che faccio memoria della mia vocazione, della mia storia, facendo tesoro di tutte le meraviglie che mi ha mostrato in questi anni. Ed é ai suoi piedi che non posso che ringraziarlo. Ormai sono 11 anni che frequento il Carmelo di Bonfim, una vera oasi spirituale per coloro che intendono riposarsi nel Signore.

TRE GIORNI CON I SEMINARISTI DI SERRINHA










RETIRO SPIRITUALE COM I SEMINARISTI DELLA DIOCESI DI SERRINHA-BA

Da venerdi 17 a domenica 19 febbraio ho predicato gli esercizi spiritual d’inizio d’anno ai 14 seminaristi dela diocese di Serrinha, che confina com la nostra di Ruy Barbosa. Sono Giovani che encontro tutte le settimane nella Facoltá teológica de Feira de Santana. É bello vedere come il Signore non cia abandona e passa chiamando alcuni giovanio affinché continuino il lavoro di annuncio del Regno e di guida dela Chiesa. Com loro ho condiviso alcune riflessioni sulla prima lettera di Giovanni. Molto significativi sono stati i momenti di condivisione nei quali, com molta semplicitá e, allo stesso tempo, molta profonditá i giovani seminarsti hanno condiviso il propio cammino, gli inizi della propria vocazione, le difficoltá incontrate e le gioie di una chiamata per una vita totalmente donata.

martedì 14 febbraio 2012

VISITE A PINTADAS





La scorsa settimana a Pintadas abbiamo avuto visite. Infatti, Stefania e Michele, una coppia di giovani sposi che da sei anni lavorano all'Unione Europea di Bruxel, sono passati dalla nostra cittá. Stefania e Michele hanno deciso di conoscere alcuni progetti sociali presenti in America Latina. E cosí, dal mese di dicembre dello scorso anno, sono passati per l'Argentina, il Perú e il Brasile. A Cusco in Perú hanno incontrato mia cugina Monia, anche lei in giro per l'America Latina dal mese di ottobre dello scorso anno per lo stesso motivo, che le ha indicato i progetti che con l'Associazione Culturale Moringa-ACMOR- stiamo realizzando nella regione. Assieme a Stefania e Michele abbiamo partecipato di un incontro dell'ACMOR a Tapiramutá, verificando i progetti estivi e conoscendo le persone coinvolte (Sheila, Saionara, Kika, Elenildes, ecc), per poi dirigerci a Miguel Calmnon, incontrando Jil, il responsabile della Biblioteca-ACMOR di quella cittá. Il giorno dopo, venrdi 9 febbraio, ci siamo diretti a Ruy Barbosa, per participare dell'incontro dei reggiani presenti nella diocesi. Ho notato l'interesse di Stefania e Michele nel seguire i discorsi su un cammino di chiesa differente da quella europea. Nel pomeriggio di venerdi, siamo stati con Firmino Pessina a vistare due progetti presenti da anni a Ruy Barbosa: il Centro Giovani e la Scuola Famiglia Agricola. Il giorno dopo, Stefania e Michele, prima di ripartire per Salvador, a loro nome, dei suoi parenti e amici colleghi di Bruxel mi hanno consegnato 1000 reais da utilizzare nei nostri progetti. Carissimi Stefania e Michele non possiamo che ringraziarvi non solo per la genrerosa offerta che senza dubbio utilizzeremo nei progetti, ma soprattutto per aver condiviso alcune giornate con noi. Valeu!